mercoledì 25 settembre 2013

SA PREDA 'E S'ARRAGODU. NON CONOSCERE PER CAMBIARE, MA CAMBIARE PER CONOSCERE!


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SA PREDA ‘E S’ARRAGODU

di Graziella Pinna Arconte
(Cabras, 07 aprile 2012)

APPROCCIO LOGICO CON LA CONOSCENZA


"CONOSCERE PER CAMBIARE?  ...


NO!  ... CAMBIARE, PER CONOSCERE!!!"






Sulla via della ricerca della verità storica, ma della Verità in generale, ciascuno di noi si spende dando il proprio, personale, civile contributo.
Ciò che a me interessa, in particolare, non essendo io né una storica né un’archeologa, ma una maestra la cui maggiore preoccupazione è quella di riuscire a trasmettere informazioni quanto più corrette ai propri alunni, è di avere le idee chiare sui temi relativi alla nostra Verità Storica.
Intanto cominciamo col tener conto che la Storia in quanto disciplina, già per sua natura, reca in seno l’approssimazione: ogni evento storico viene reso dalla narrazione raramente testimoniale-diretta da chi i fatti li ha realmente vissuti, ma da chi, in tempi differenti, indaga e cerca di dare un quadro, si spera, quanto più obiettivo dei fatti. La speranza è d’obbligo, basti pensare agli innumerevoli casi in cui gli eventi sono stati deformati a fini divulgativo-propagandistici, di stampo ideologico, politico o di genere e categoria.
Non si può non considerare che l’approccio narrativo cambia a seconda dei punti di vista e che, pertanto, la storia si riscrive continuamente.
Di questo siamo consapevoli e chi fa lo storico di professione non può non fare i conti con questo paradigma fondamentale: la storia del singolo, come la storia di un popolo corrisponde alla narrazione che di essa viene resa, dunque spesso, come ho detto, affatto obiettiva, se non ingannevole.

IL PROBLEMA E’ DI GRANDE ATTUALITÀ  POICHÉ  MOLTE SONO LE PRETESE DI VERITÀ ESIBITE NEL CAMPO STORICO-IDENTITARIO.

Quale metodo adottare, dunque, affinché la verità storica sia quanto più possibile scevra da inganni?
·        Intanto, come sempre nella ricerca, bisogna privilegiare un atteggiamento di grande umiltà, pazienza e flessibilità intellettuale: mai arroccarsi sulle proprie convinzioni e/o pretendere la loro imposizione acritica;
·        Il campo di ricerca è sconfinato e continuamente soggetto ad aggiornamenti/ridefinizioni/cambiamenti;
·        La ricercazione deve essere mirata alla definizione del contenitore entro il quale si muovono i contenuti oggetto di studio: ogni dettaglio del quadro è importante, ma molti dimenticano la cornice in cui il quadro è contenuto;
·        Perseguire, con open mind, nuove strade di conoscenza laddove l’approccio consueto sia risultato fallimentare e da riscrivere, disposti ad abbandonare metodi rigidi utili ai fini del dato immediatamente obiettivo, ma incapaci di sondare spazi di indagine più profondi, per esplorare i quali è necessario dotarsi di strumenti intellettuali e culturali differenti.

Questa premessa per dire che nel mondo accademico di genere, per abitudine consolidata dai tempi di Platone, tutto ciò che non rientra in una logica ordinaria viene considerato pericoloso.
E questa, diciamo, è la cornice del nostro quadro.
La logica ordinaria non è (per dirla con Nardone, fondatore del Centro di Terapia Strategica) una inutile invenzione o, tantomeno, qualcosa di sbagliato: essa ben si applica a fenomeni lineari naturali, binari.
Con la logica ordinaria stabiliamo le relazioni di causa-effetto e l’approccio scientifico è di tipo ipotetico-deduttivo. L’esperimento, il progetto si fondano su buone ipotesi.

Se, però, vogliamo occuparci di stabilire verità non facilmente certificabili perché narranti storie remote e/o metadimensionali, comprendiamo che innumerevoli sono le componenti sincroniche che si intersecano e che, per focalizzare i nodi da sciogliere, causa-effetto, ritmo binario e sistema ipotetico- deduttivo non sono più sufficienti.

E’ necessario, allora, utilizzare la Logica Non – Ordinaria.

Dice Nardone, nel libro “Solcare il mare all'insaputa del cielo”, che la logica non-ordinaria è vista nel mondo accademico come una sorta di diavolo che va a minare qualunque pratica assodata, cosa assolutamente pericolosa per chi voglia proporre una teoria forte.

Eppure il procedimento metodologico che tale tipo di logica consente è alla base della cibernetica e viene applicata con grande successo nei percorsi di psicoterapia: in entrambi i campi la logica lineare spesso non funziona, mentre nella concezione non-lineare sappiamo che influenzando ciò con cui interagiamo introduciamo un cambiamento nella realtà che ci torna indietro. Nella cibernetica, infatti, tutto è interazione e feed-back. (Scuola di Palo Alto).
LA CAUSA COSTRUISCE L’EFFETTO, L’EFFETTO CREA LA CAUSA.
LA CIRCOLARITÀ SI SOSTITUISCE ALLA LINEARITÀ CAUSALE.

Con la logica–non ordinaria il processo di indagine è di tipo costitutivo-deduttivo, ovvero tutte le variabili apparentemente non-logiche e di tipo sincronico vengono annesse in maniera tale da agglutinarsi, ovvero la logica lineare va a incunearsi nel ritmo circolare sommandosi ad esso e consentendo l’analisi lucida degli eventi e la risoluzione del problema oggetto di indagine.
Passando da una mentalità ipotetico - deduttiva a una costitutivo-deduttiva vediamo che l’assioma principale non è CONOSCERE PER CAMBIARE, ma CAMBIARE PER CONOSCERE.
Ovvero l’esatto contrario.
In tutto il mondo sempre più vasti sono gli ambiti scientifici nei quali sono applicate le categorie della logica – non lineare: NEL CONTESTO CLINICO-MANAGERIALE E NELLO SVILUPPO DI NUOVE TECNOLOGIE.
Non escluso, certamente, il campo storico – archeologico.
Come avrete capito questa premessa è per dire che la nostra antica civiltà applicava la logica metadimensionale in ogni atto della vita: nella filosofia, nella scrittura, nell'architettura  nel culto. Intorno al cerchio è lo sviluppo delle forme solide, sociali e ideali, prova ne sia che, generalmente, il contenitore del testo era anch'esso parte del testo. La scrittura, come si evince da documenti elaborati, come ad esempio la stele di Nora, disvela una struttura logica non-lineare e pluridirezionale (si sviluppa in tutti i sensi del supporto), leggibile solo nel momento in cui si comprende lo spirito di una cultura in cui l’Uno e Tutto erano estremamente interconnessi.
Non a caso la grande maggioranza dei testi ci riportano al dio o, comunque, al culto.
La nostra civiltà antica, infatti, conosceva l’arte della circolarità concettuale e la usava nel quotidiano anche attraverso l’uso di quello che chiamiamo circle-time per le grandi e piccole decisioni socializzate; nella scrittura altamente simbolica e nella narrativa architettonica che lo scriba curava personalmente.
Il tempo assume connotati estremamente flessibili e anticonvenzionali quando, per comprendere le tensioni filosofiche d’oggi, dobbiamo tornare indietro a prima di Platone, quando i presocratici avevano una visione circolare della vita.
Gli stessi presocratici, tuttavia, erano gli eredi di un retaggio culturale largamente precedente.
L’analisi filosofica, pertanto, consente l’indagine storica e ci descrive come vivevano i nostri Padri: ci porta nel loro mondo dove un armonico equilibrio dell’essere consentiva che la concezione non-lineare potesse includere il rigore della logica lineare  per l’evoluzione dell’uomo, paragonabile al singolo che nel procedere delle età della vita acquista sempre maggiori dispositivi di conoscenza e consapevolezza. Utilizzando le risorse congrue ai tempi storici, l’Uomo, ieri e oggi affronta i problemi che si pongono mettendo a punto strumenti sempre più perfetti.
Grazie alle odierne conoscenze vediamo chiaramente il profilo di una straordinaria Civiltà Antica la cui scuola pluridisciplinare mirava alla formazione olistica della persona.
Attraverso le testimonianze documentali e orali arrivate fino a noi leggiamo che la pulsione dei nostri Padri era ieri, come oggi è per noi, quella di trovare supporti quanto più longevi per lasciare ai posteri la testimonianza del loro passaggio.
Allora, sicuramente, il supporto solido di maggiore efficacia era la pietra, ma sulla pietra non poteva essere inciso un poema per esteso, dunque la trasmissione avveniva attraverso un linguaggio altamente simbolico secondo, appunto, una concezione non-lineare, adatta ad ottimizzare uno spazio limitato.
Oggi, le moderne concezioni culturali tornano ad abbracciare l’approccio circolare sommato a quello lineare nella trasmissione della conoscenza. Anche nella didattica, (e io posso testimoniarlo con grande sicurezza, visto che questo è il metro metodologico che utilizzo per garantire ai miei alunni un reale successo formativo), ogni apprendimento passa attraverso l’applicazione di una giusta dose di prassi lineare, per l’accomodamento dei concetti cognitivi, contenuta in una concezione globale non-lineare, nel circle-time, per l’apprendimento di uno stile conoscitivo metacognitivo.
Qui sta il grande scarto evolutivo dell’Uomo, saper operare un equilibrato e dosato processo di sintesi e agglutinamento per riconoscere i processi di causa che costruisce l’effetto e l’effetto che crea la causa in un più ampio contesto dove la circolarità sappia racchiudere la linearità.
La considerazione sensazionale è che tale approccio filosofico - matematico era già alla base della cultura della società antica e ciò si evince dalle forme del culto e dall'architettura  vediamo come, ad esempio nel pozzo di Santa Cristina, la forma rettangolare si incunea in maniera binaria nella forma circolare, perfetta sintesi della Dea Madre, massima espressione simbolica di armonia, creatività ed equilibrio.



 La concezione metadimensionale, costituente la somma della logica costitutivo-deduttiva + la logica ipotetico – deduttiva, come dimostra la Dea Madre, in Sardegna è plurimillenaria. Le due logiche si sono progressivamente collocate, nei secoli successivi all’età nuragica, in antitesi tra loro.

Oggi, avulsi da un contesto generale di grande crisi, capiamo che una società d’armonia non può essere costruita privilegiando l’una teoria a discapito dell’altra: esse sono complementari ai fini della formazione olistico – ecologica dell’Uomo.

Questa scelta educativa è il solo mezzo efficace per garantire sia su piccola che su vasta scala il miglioramento sociale in senso culturale, dunque economico.

Noi siamo i latori di questa filosofia che ebbe il suo punto culminante in età Ramesside con Maat, l’Armonia, detta anche la Regola, non a caso.

La nostra è una filosofia forte e da esportare, dunque, non importata.
E’ arrivata fino ai giorni nostri sfidando i millenni recando in seno immortali valori: il merito, il coraggio, la determinazione nel perseguire un obiettivo, la capacità di interpretazione degli eventi, il gusto architettonico, l’abilità artigianale in tutte le sue forme, l’arte, la saggezza e l’amore per la vita e la conoscenza.

Abili mani parlano a noi tutti i giorni di questa grandissima civiltà del passato.
La nostra lingua, ricca di suoni, di significanti, di sfumature ironiche di incommensurabile finezza, ci narra ancora di verità che non sappiamo spesso ascoltare, così come non sappiamo leggere l’antico scritto.  
Nel quotidiano esistere mille sono i messaggi che arrivano dal retaggio dei millenni che noi, superficialmente, non sappiamo decodificare. Basta saper dare il giusto peso alle parole per scoprire che esse provengono da una dimensione solenne dove ogni vocabolo aveva un suo peso enorme e la sua forma specifica. Dove era sacrilego sprecarle. Quando le parole venivano usate come sistema curativo e taumaturgico per alleggerire le umane sofferenze e la persuasione era la metrica metodologica per educare l’Uomo ad essere Uomo.

Nella lingua troviamo fondamentali verità celate tra le pieghe dell’abitudine.
Risuona nelle mie orecchie la voce di mia madre e dei miei nonni che, quando da bambina dimenticavo di fare qualcosa, sgridandomi dicevano: “PONIDI’ SA PREDA ‘E S’ARRAGODU!” “Mettiti la pietra del ricordo”.
Questo modo di dire racconta di pietre “postas” messe, nel senso di collocate in loco per il ricordo e la memoria immortale degli eventi da lasciare ai posteri: steli, tombe, edifici … tutto in perfetto rapporto simbiotico tra terra e cielo, secondo la visione filosofica della quale ho appena reso conto, laddove il contenitore e il contenuto giocano la stessa percentuale di importanza: l’Uno e il Tutto per la formazione olistica dell’Uomo.

Siamo eredi di una ricchezza immensa: sia dal punto di vista naturalistico, sia storico-archeologico. Seduti su un secchio d’oro, potremmo essere tutti ricchi, invece i nostri figli non hanno futuro presso le nostre contrade e sempre più spesso devono emigrare in cerca di lavoro.
Ingrati e imbarbariti, non siamo riusciti a trasmettere la nostra ricchezza culturale ai nostri giovani i quali, spesso omologati e coartati in un triste nulla esistenziale perdono l’orientamento, finanche arrivando alla scelta più dolorosa del suicidio, problema reale che non possiamo più sottacere in questo paese.

Questa situazione è inaccettabile.  Eppure perseveriamo nel non voler cambiare, rasentando la totale indifferenza e l’assoluta mancanza di responsabilità educativa.

Abbiamo perso la competenza del saper leggere gli eventi e prendere decisioni sensate sulla base dell’attenta lettura di essi.
Noi tutti cerchiamo di dare il personale contributo per testimoniare la buona volontà di voler migliorare la realtà nei luoghi che abitiamo e sappiamo che ogni occasione è imperdibile a questo fine.
Favoriamo continue occasioni per creare nel Sinis un polo d’attrazione culturale; molto importante il rientro, a Cabras, dei Padri di Monte ‘e Prama. Il loro ritorno alla luce è da interpretare non solo come fatto puramente archeologico ma, soprattutto, come richiamo imponente alle nostre possibilità e responsabilità.
Smembrare questo corpus equivarrebbe ad annullare l’effetto dei principi costitutivo-deduttivi di cui ho finora parlato, rischiando di annullare l’effetto d’attrazione che solo la forza di un intero sa rendere.
Per questo siamo quanto mai convinti che la loro divisione è un’operazione dispersiva e aculturale, perdente anche dal punto di vista del richiamo turistico, dunque dell’indotto economico, dato che le persone dovrebbero cercare in diversi musei i pezzi migliori delle statue, non già poter assaporare la magia da esse emanata nel loro luogo di nascita e di collocazione naturale.
Stesso discorso per le tavolette di Tziricotu le quali dovrebbero far parte del nostro patrimonio museale fruibile!
Ciascuno di noi nel voler cambiare esige naturalmente, perché è consapevole dell’immensa eredità che ci è stata lasciata in prestito, di proteggere e tutelare ogni bene da rendere intatto e/o migliorato alle future generazioni che ce lo hanno prestato.
Non siamo padroni di niente altro che non sia la nostra antichissima, immanente e intelligente anima.
GLI ADDETTI AI LAVORI, CHE PERSEVERANO NELL’ARROCCARSI SU POSIZIONI RIGIDE SE NON OPPORTUNISTICHE, SI RENDONO RESPONSABILI DI CIO’ A CUI STIAMO ASSISTENDO: LA NEGAZIONE DELLE VERITÀ  STORICHE, IL REGRESSO CULTURALE E LA NEGAZIONE DEI SOGNI PER IL FUTURO DEI NOSTRI FIGLI.
SIAMO TUTTI TESTIMONI DELLE INNUMEREVOLI SITUAZIONI DI STALLO IN CUI VERSA ATTUALMENTE IL NOSTRO SISTEMA SOCIALE.

La reale liberazione dal punto di stallo si avvera creando, in momenti distruttivi, processi di consapevolizzazione del tessuto sociale attraverso una teoria educativa forte. E’ il potere rivoluzionario dell’azione educativo – formativa che ha funzionato per millenni, garantendo l’evoluzione e la formazione di generazioni di uomini e donne Custodi del Tempo e di Valori Immortali.
E’ tempo di porre fine allo stagnante panorama culturale che impera.
In ogni parte del mondo prende mano la rivalutazione e la riscoperta dei valori di Maat, l’armonia. Contemporaneamente, ora come millenni fa, uomini che nemmeno si conoscono tra loro parlano la stessa lingua e condividono gli stessi ideali d’amore per la vita, per la natura e per il genere umano.
Persone illuminate e consapevoli operano laboriose come api operaie per il riscatto del genere umano e per evitare la catastrofe planetaria annunciata.
Noi, qui, abbiamo tutti gli strumenti utili.
Li abbiamo sempre avuti a voler ben vedere. Sono sotto il nostro naso, a disposizione: suoni, musica, canti, cibo, gioielli, tessuti, manifatture, edifici, filosofia.

Siamo tutti lettere scritte sotto lo stesso cielo e sulla stessa Terra.
Il nostro stesso corpo, infatti, è concepito secondo logica metadimensionale: in noi ondeggia un codice letterario binario inscritto in ogni singola cellula, a sua volta inscritta in una contesto corporeo definito all'interno e all'esterno  i cui piedi si posano sulla terra e la cui testa taglia lo skyline.

Gli Antichi lo sapevano e difendevano la sacralità di simile, commovente, verità.

Io ho voluto rappresentare la cornice, oggi.




Graziella Pinna Arconte







    


5 commenti:

  1. Qantas MASTRAS che a tie bi cherene!!!!!!!!

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  2. Chi sa Mama t'ascùtit el-pis. Medas gratzias!

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  3. Eh, tu sì che la conosci, la ricercazione.

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  4. Quando ho sentito parlare Graziella a Cabras, era la Pasqua dello scorso anno, mi colpì tantissimo. Approfitto per dirti che in provincia ad Oristano, sono stati così gentili da darmi la tua pubblicazione (e di Enzo Marciante), Antichi Padri. Come me la sono gustata: che bravi siete stati!

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  5. Davvero hai avuto la pubblicazione Aba? Pazzescooooo!!! io la sto ancora aspettandoooo! Aahahahahahahahah ora gliela chiedo a quegli asini. Dovevano presentarla e non mi hanno più fatto sapere nulla. Boh? Dici che siamo stati braviiii? Ma, con gli occhi di oggi qualcosina di più forte l'avrei azzardato. Però, in effetti era una cosa carina anche perché il cartoon di Enzo in sardo mio è una figata!!! Grazie per le belle parole Aba! Riferisco anche a Enzo!

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