domenica 10 novembre 2013

Sulla Matrilinearità in Sardegna

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I pilastri del pensiero filosofico per spiegare la nostra storia

ancestrale.  L'ESSERE, IL FARE, L'AVERE.

SULLA MATRILINEARITA’ IN SARDEGNA

(la Sacra Scrittura della Dea Madre)

Dea Madre di Cuccuru is Arrius – Cabras (OR)


A mio modesto parere, il giusto approccio per risalire a verità storico - ancestrali quanto più plausibili, in terra sacra di Sardegna, in assenza di dati certi, è fare ricorso ai pilastri fondanti del pensiero umano dai primordi. Pilastri che, procrastinatisi nei secoli dei secoli, costituirono la base del pensiero filosofico dall’età preclassica a oggi e che riguardano i principi esistenziali dell’Umanità attraverso tre fasi: 

l’ESSEREil FARE, l’AVERE .

In Sardegna, dalla notte dei tempi fino a oltre il neolitico, la sfera del sacro o della ritualità funeraria è rappresentata in netta preponderanza dal culto della Dea Madre, come dimostra l’incredibile quantità di statuine ritrovate che rappresentano, appunto, la Dea (94,7%). Il culto della Dea, che accomuna la nostra isola alla cultura europea e alla cultura orientale, ci dice chiaramente che la Madre era, dal Paleolitico, la divinità principale perché l’unica a possedere tutti i segreti per generare la vita sul pianeta e in tutti gli esseri in esso viventi. L’uomo inizia la sua avventura terrestre in perfetta simbiosi con gli elementi, in un bozzolo esistenziale completamente connotato al femminile dal punto di vista dell’atto creativo-generativo: la donna matrix divina in quanto perfettamente aderente ai cicli vitali (mensili, lunari, stagionali); produttrice di sacro sangue autofecondante; nucleo-generativo emanante e immanente, da cui tutto nasce e a cui tutto torna. Osservando i più antichi reperti, quelli di tipo allungato, ma anche quelli dal ventre molto prominente, ravviso, nella prima forma del pensiero, una struttura razionale abbastanza complessa e la presenza concettuale di una prima bozza di ideazione della acausalità, palesemente delineata nei tratti di sintesi scultorea da una visione  circolare dell’esistenza, caratterizzata da cicli ricorrenti causali + eventi terzi non prevedibili: la concezione del puro ESSERE, esistente perché E’, senza se e senza ma. E’ il tempo, in Sardegna, della primordiale forma matrilineare, così chiamata nel duplice senso esplicativo sia della linea temporale, ma sia, e secondo me soprattutto, della linea scultorea con la quale veniva realizzata la figura-matrix, in steli di pietra erroneamente identificate come falli, in palese contraddizione con l’evidenza che la figura maschile in quel momento storico, di fatto, ancora non appariva dal punto di vista sacro: altrimenti avremmo almeno il 50% di statuine anche al maschile, mentre, come detto, sono quasi al 100% al femminile. Danilo Scintu dà una interessante e, secondo me, verace lettura delle numerose steli ascrivibili a quei tempi in Sardegna, quando sostiene trattarsi di espressione sacra del femminino, in postura danzante o, dico io, in processione orante verso la Dea. Le figure sono semplici, essenziali, tese e, spesso, appuntite: sia nella versione stele, sia nella versione piccola statuina, dove sembrano avere un cappuccio e si riconosce la femminilità della scultura dalla linea del ventre, spesso espresso nell'atto generativo. Ammiro l’essenzialità di tale produzione scultorea: la purezza che da esse trasuda è perfino commovente.

Venere di Macomer

E’ il SONO, DUNQUE SONO, pensiero perfetto e non perfettibile, recante in sé il precetto dell’assoluta giustezza della condizione degli esseri viventi, tutti inscritti in un contesto d’armonioso equilibrio naturale e in par condicio con gli elementi naturali governati dalla Madre. Il sono dunque sono è antesignano concetto, predecessore del COGITO ERGO SUM,  PENSO, DUNQUE SONO che è ancora di molto in là da venire ed è, come appare, una fantastica conseguenza del primo livello del pensiero, il sono dunque sono appunto.  
Tale, primordiale, condizione del pensiero presuppone, peraltro, un requisito evolutivo fortemente condizionato da forme psichiche preesistenti, che venivano rappresentate per reminiscenza (non mi è dato di sapere quanto consapevole); intuizione deducibile dalla pulsione animistica che si ravvisa nell'osservare le forme scultoree della Venere di Macomer, e in molte altre raffigurazioni della Dea fin dal tardo paleolitico,  ove il capo è assente/ il capo è a cappuccio/ il capo è animalesco. L’evoluzione del pensiero, inevitabilmente, consistette nella formalizzazione dell’azione-atto creativo: nasce la consapevolezza dell’ALTRO DA SE FRUTTO DEL VENTRE MATERNO. La Dea RI-FA se stessa grazie alla sua energia divina, indispensabile componente ai fini dell’autorigenerazione: FACCIO DUNQUE SONO. Evolve il pensiero del sacro che contempla nell’UNO il contenimento del TRINO, dando forma alla chimerica concezione tridimensionale della TRINITA’ SACRA: MADRE + FIGLIA + ALITO DIVINO. Testimonianza di tale evoluzione del pensiero è, in Sardegna, la notevole produzione litica di menhir complessi, quali quelli di Laconi.


E, insieme a questi, numerosissime strutture architettoniche riproponenti il modello della Dea rappresentata attraverso la Sacra Vulva in tutte le parti biologiche di essa. Dalla mia relazione del convegno “Gli archetipi femminili dalla Dea Madre al Dio Padre”:

“… Questo è il concetto focale: in Sardegna il retaggio fortemente femminile della divinità durò per millenni. E che la ritualità venisse progressivamente concepita secondo una visione androgina, contenitore contemporaneamente del femminino e del mascolino, lo dimostrano gli innumerevoli testimoni architettonici recanti sempre la dualità in perfetta simbiosi.

Santuario Gremanu di Fonni - Sardinia
Santuario di Gremanu - Fonni

Santuario di Gremanu - Fonni


Pozzo di Santa Cristina di Paulilatino - Sardinia.
L’archetipo femminile e androgino è, in Sardegna, ben rappresentato nelle straordinarie strutture architettoniche tridimensionali e, generalmente, luoghi di culto come, ad esempio, i pozzi sacri. Ottimamente conservato e molto conosciuto è il sito di Santa Cristina di Paulilatino, in provincia di Oristano. La forma trapezoidale, probabilmente accentuata dal restauro dell'archeologo, invita a scender giù tramite una scala perfettamente scolpita e levigata: vero viaggio iniziatico che induce al centro del ventre della Madre verso l’acqua medica e sacra. Il complesso è allineato con la luna e così, ogni 18 anni e mezzo, la luce lunare va a riflettersi nell'acqua contenuta in seno alla struttura attraverso un foro. Ho vissuto tale esperienza solstiziale due volte nella mia vita e devo dire che vivere tale emozione è ancor oggi fortemente toccante e rigenerante, così come negli intenti delle Madri dell’Acqua Sacra, era il rito della rigenerazione. La forma del pozzo riproduce nel dettaglio l’anatomia dell’organo sessuale femminile con circolari grandi labbra esterne, piccole labbra interne a forma di chiave, la vagina, l’uretra e il clitoride, a dimostrazione che la cultura cosiddetta “pagana” dava grande importanza alla sessualità e all'orgasmo femminile, secondo una cultura congrua a quella tantrico- induista dello yoni e del lingamche esperimentava il rapporto d’amore basato sul piacere reciproco,  e nell'atto cosmico ri-generativo, in netta contrapposizione con la cultura patriarcale che rilega il piacere femminile alla penetrazione finalizzata al solo piacere del maschio e all'atto generativo meramente biologico. 
A un’attenta rilettura della concezione androgina direttamente proporzionale alla Trinità femminina potremmo ipotizzare che essendo la stessa autobastante -  autorigenerante, ovvero il corpus sacro era contenitore di madre+figlia+divino, così parimenti, la biologia della Sacra Vulva reca in sé la dialettica androgina attraverso la vagina + il clitoride/fallo + il divino.
Dunque, anche la rappresentazione androgina nella scultura e nell'architettura di questa fase plurimillenaria e continuata fino alla Civiltà Nuragica, ci dice che la concezione diffusa fosse che la Madre era bastante a sé stessa essendo provvista di tutti gli elementi per l’autorigenerazione. Questo, nei menhir di Laconi (definiti, secondo me erroneamente, maschili) è splendidamente sintetizzato attraverso la doppia raffigurazione capovolto + pugnaletto, inscritti nella componente terza, ovvero il contesto/supporto litico. Sempre, infatti, il documento sacro era reso nella tridimensione, data dagli elementi rappresentati più il supporto. Chi legge qualsiasi reperto della nostra Civiltà ancestrale non può prescindere dall'approccio tridimensionale, mai dimenticando che quanto viene rappresentato, sia di tratto epigrafico che pittografico, va sempre inscritto nel contesto/supporto. Se il supporto è litico di grandi dimensioni, peraltro, il contesto da considerare è l’ambiente stesso in cui viene posizionato. In questo caso l’opera è direttamente relazionata con gli astri, lo spazio e il tempo. Tale espressione reca già in seno l’embrione della successiva formalizzazione del contesto divino, preludio alla fase successiva dell’evoluzione del pensiero dell’ AVERE HO, DUNQUE SONO.
Si esperimenta uno dei momenti più gloriosi e fecondi della civiltà governata da Maat, la regola d’equilibrio immortale che è imperniata nella vita di tutti gli esseri viventi.
Secondo la mia visione, tale fase filosofica caratterizzò la civiltà nuragica fino all'apice del suo splendore, momento storico entro il quale avvennero molteplici e sostanziali trasformazioni sociali e determinò, innescando un processo “pragmatico” del pensiero, il privilegiar sempre più gli aspetti del Fare e dell’Avere, in una dialettica complementare che, pian piano, tenderà, se non a rimuovere, ma sicuramente, a bypassare  i presupposti dell’Essere, rivalutati dai filosofi dell’età classica, in perfetta coerenza con i cicli e ricicli storici, con gli indimenticabili precetti del  CONOSCI TE STESSO e del COGITO ERGO SUM.
Anche il pensiero ha le sue ERE di sviluppo e si perde ripetutamente, nei millenni, la consapevolezza che nella lunga, ma pur breve storia dell’Uomo, dopo l’Essere e il Fare, l’ultimo stadio evolutivo del pensiero è l’Avere, fase che permane ancora oggi e che, conservando le preponderanti e originali peculiarità,  ha solo sortito il cambio di forma della trinità la quale, attraverso un processo di sincretismo religioso particolarmente cruento e soverchiante, ha visto la Trinità della Dea Madre cedere il primato deificante alla Trinità del Dio Padre.
La forma del pensiero resta, tuttavia nella sostanza, invariata come nei precedenti processi evolutivi, sebbene la sistematica demonizzazione del femminino abbiano, di fatto, piantato gli arroganti semi della supremazia dell’Uomo sul Pianeta: allora le cause, oggi gli aberranti effetti. La necessità di una straordinaria inversione di rotta per sanare una situazione al limite della catastrofe per quel che concerne la vita stessa, impone l’ennesimo scatto evolutivo del pensiero.
Riesco a vedere nitidamente che vanno innescandosi i presupposti per il prossimo, epocale, cambio di livello evolutivo del pensiero, della qual cosa parlerò in conclusione di ragionamento.
Tornando alla Civiltà Nuragica, è chiaro il progressivo cambio del ruolo di genere nel trascorrere dei secoli. La società, sebbene ancora connotata dal sacro sentire matrilineare, cede, ineluttabilmente, il passo alle nuove esigenze di tipo pragmatico – organizzativo: la nascita degli agglomerati sempre più numerosi fino alla città (qui è un fulgido esempio la città nuragica di Tharros), polis federata con gli altri centri, la cui organizzazione è sempre più complessa e strutturata per garantire la gestione efficiente della vita del popolo, sia in tempo di pace che in tempo di guerra. La Sardegna, a giudicare dall'impressionante numero di arcus – nuraghi, era densamente popolata e si esperimentavano vari tipi di polis e le prime forme di confederazione sociale, estremamente collegate le une alle altre. 



1)Pianta Nuraghe Diana di Quartu S.Elena - 2) Su Nuraghi di Barumini - 3)Nuraghe Serbissi di Osini

Le genti si spostavano per il commercio e la conquista di territori cui attingere materie prime e scambiare i prodotti di produzione propria. Si è implementato, in Sardegna, anche il prosieguo della più antica concezione monoteista della divinità, fino ad assumere connotati premiali della forza al maschile: quella necessaria nelle battaglie. Entra nell'inconscio collettivo il concetto dell’onore in guerra, della balentìa, della resistenza fisica. La Dea, Madre prima di se stessa e poi di Ra, Min e Ka, cede il passo a Javh – Jaku, il Sardus Pater dei romani.
I sardana spopolano nel Mediterraneo, diventando famosi protagonisti nell'arte del commercio e della guerra a fianco e/o conquistando nuove terre e regni. Esportano, come succede sempre, civiltà e religione. Il modello del Dio unico viene impiantato in molte società politeiste del Mediterraneo. Ma la matrilinearità non scomparirà mai del tutto in Sardegna, sebbene la nuova concezione maschilista e piuttosto rigida e fondamentalista vede, a mio avviso nella seconda parte della civiltà nuragica fino alla sua fine, un cambio radicale negli oggetti di culto che, come sempre è avvenuto, vengono sovrapposti da nuove simbologie: in questo caso quella fallica soprattutto, naturalmente, nell'architettura dei luoghi di culto come i nuraghi i quali, mantenendo una pianta matrix femminina, trovano l’evoluzione megalitico-ciclopica nelle torri sempre più alte. Il fallo – Uomo che vince.
La pietra, diventa, pian piano, Pietro.
La tradizione sacro-litica in Sardegna, dove non esiste pietra che non sia sacra, ci parla chiaramente dei vari processi di sincretismo religioso nell'era dell’AVERE. Fondamentalmente sono tre: la pietra Madre Autorigenerante – la pietra fallo  - Pietro  che, edificata la Chiesa, attraverso i vescovi – guerrieri, i parabolani di Cirillo, i portatori di missione, compiono anche in Sardegna, un luogo popolato da sardi testardi che non ne volevano sentire di rinunciare ai riti pagani, a operazioni di sincretismo religioso deputate prima a distruggere, poi a costruire sopra, considerata la costanza di culto che connotava gli indigeni.
Come dicevo, questo inevitabile livello evolutivo, avvenuto grazie alla presunzione dell’Uomo che, sperimentando i propri poteri, ha ceduto alla vanità del libero arbitrio e del sentirsi onnipotente, recava in seno il germe dell’autodistruzione.
Credo che il mio ragionamento sia corretto poiché, negli effetti dell’oggi trovo le cause in quel tipo di logica della prevaricazione, innestata proprio nella fase filosofico - storica dell’AVERE e culminata con l’avvento della Trinità al maschile e della sistematica distruzione del femminino esistere, dunque dell’armonia dei ruoli. In quella fase furono esperimentati e imposti la schiavitù e l’assoluta subalternità della donna che, in moltissime società, non valeva nulla ed era totalmente nelle mani dell’uomo. (Tanto è vero che, presumibilmente, le sacerdotesse-janas-shamane-capi o donne di saggezza che presiedevano i riti cultuali delle acque sacre, in Sardegna vennero sistematicamente eliminate dalla nuova religione).
Realtà aberrante che persevera nell'oggi, infatti, in molte realtà sociali del mondo.
Nuovi studi nel campo dell’antropologia e della sociologia sostengono che oggi stiamo assistendo, inconsapevoli, a un cambio evolutivo della specie umana. Tali studi dicono che questa trasformazione, iniziata negli anni sessanta, vede venire alla luce, contemporaneamente in tutto il mondo, una nuova generazione di bambini che reca nel proprio DNA la conoscenza consapevole. Essi, i bambini indaco, sanno da subito qual è la loro missione per il ripristino dei valori d’armonia e per la salvezza del pianeta. Potremmo anche non crederci, ma che il modello dell’AVERE sia, ormai, al collasso, è sotto gli occhi di tutti.
In questo senso seguo perfettamente questi illuminati studi antropologici e, a parer mio, ciò che veramente sta già accadendo è il risveglio di molti esseri umani deputati al grande scatto evolutivo del pensiero umano.
Un pensiero olistico nell'essenza  capace di trarre la riga di somma delle tre componenti esperimentate finora, con particolare riguardo all'Essere  largamente rimosso dalle ultime generazioni. La peculiarità di questa nuova forma di pensiero sarà il ripristino dell’armonia, ma, stavolta, di sicuro scelta consapevole per chi metterà in pratica il paradigma rivoluzionario, che amo tantissimo, del CAMBIARE PER CONOSCERE in sostituzione dell’obsoleto precetto del conoscere per cambiare.
Al suono delle parole- chiave:
·        CONSAPEVOLEZZA
·        DETERMINAZIONE
·        AUTOFORMAZIONE
·        CORAGGIO
·        CONDIVISIONE
·        AMORE COSMICO
Torni la Madre/Padre ad illuminare il mondo.
Questa è/sarà la fase del pensiero consapevole ESISTO, DUNQUE SONO, cui seguirà, nei millenni a venire, un livello di conoscenza e di luminosissimo amore che accomunerà tutti gli Esseri in un solo abbraccio universale. Diversamente non può essere poiché siamo tutti pietre in moto progressivo da prima del Big Bang. Come abbiamo visto il nostro destino è quello di cambiare continuamente forma e dimensione. Fa parte del moto e del progresso. L’unica regola è che chi non impara la lezione è destinato a ripeterla anche a costo di ripercorre più volte lo stesso tratto evolutivo. Ecco perché ci siamo dati il tempo convenzionale. E’ la storia scritta dall'Uomo. 
Per il cosmo non sono oggettivamente importanti tali facezie.
La filosofia lo sa e, tuttavia, il buon pensatore ha il preciso dovere di esplorare, sondare, ipotizzare e dedurre le possibili soluzioni.
Anche quando riguarda l’evoluzione dello stesso pensiero.
Ci prepariamo ad interpretare il fantastico ruolo di HOMO COSMICUS, come dico io da, ormai, una ventina d’anni, avendolo anche pubblicato come unità didattica nell'opera pedagogica “The Davide’s Cro-Magnon family History”.
Naturalmente senza mai abbandonare il caro e amato SAPIENS.
A chi dice che questo potrebbe essere un ragionamento pericoloso rispondo che la filosofia E’ pericolosa come una bomba.
Non che io (per carità) mi reputi un filosofo, ma … trovatemi un filosofo comodo se siete capaci.


Graziella Pinna Arconte


Donne Nuragiche - tela di Giulia Stefanelli - 10 anni















5 commenti:

  1. Io non lo so se i bambini indaco esistano o meno; so che però in tanti ne abbiamo abbastanza di zoppicare senza equilibrio, ma davvero abbastanza. Quindi, se ti capisco bene, la civiltà nuragica iniziò a decadere quando iniziò a non vivere più secondo Maat (tanto per abbreviare :))?

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  2. E ... io lo so. I bambini "indaco" esistono. I primi sono nati negli anni '50/'60.

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  3. Ilaria Del Curto
    Che meraviglia! Grazie di cuore Graziella Pinna Arconte

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